L'importanza di tenere un diario

01.04.2023

Sono sempre stata una grande appassionata di diari. Il mio primo quadernone risale al 1998, avevo 14 anni e amavo mettere su pagina una sequela sconsiderata di riflessioni sulla mia tempesta ormonale in atto. Poi sono arrivati i Blog nel 2001 e allora mi sono spostata online, ma non poteva essere la stessa cosa di ciò che scrivevo di notte, a mano, su delle pagine che non avrebbe mai letto nessun'altro. 

Proprio quella segretezza è la parte importante, del tenere un diario. Il diario serve oggi per sfogarsi, ma in realtà è un regalo per il domani, per ricordare non solo "dove eravamo", che questo è pure un po' ovvio, ma da dove siamo passati per arrivare fino qui. Letteralmente: la tappa. L'atteggiamento. Le considerazioni. "Le tempeste ormonali in atto", se ce ne sono. 

In segreto, possiamo anche concederci di essere un po' scemi.

Ci ho ripensato ultimamente, perché ho notato in alcune persone atteggiamenti che ho riconosciuto come miei di tanto tempo fa, ed è stata una sorpresa straordinaria accorgermi che me ne ero dimenticata.

Proprio come quando qualcuno inizia una frase con "Oh, ti ricordi" e a noi esplode un'immagine nel cervello. Assurdo: tutto questo faceva parte di me, come è possibile dimenticarsene?

 

È possibile perché non siamo mai veramente sinceri, neanche con noi stessi.

E, in più, tanto del percorso che facciamo va perso nell'evoluzione. La nostra trasformazione è una strada in salita, ma non nel senso che è sempre faticosa; è un'azione, uno slancio, anche quando sembra che vada in giù. 

Mentre saliamo cadono i sassolini, scivolano via dalla suola delle nostre scarpe, ci aiutano a tenere la presa sul terreno ma nella loro caduta si infilano nei buchi del sentiero appena percorso, coprendo delle cose che non dovrebbero mai essere nascoste: le nostre vecchie debolezze

Fatalità, quei buchini sono spesso tema portante delle pagine di diario, perché la ferita che sanguina è totalizzante sempre, assorbe tutti i pensieri e non è possibile parlare d'altro. Nel diario, vivono su un terreno piano che è tutto loro, con un focus a livello nucleare in cui sezioniamo ribosomi e mitocondri, contiamo i globuli rossi in rivolta, sentendo con assoluta certezza che, a questa, non potremmo mai sopravvivere.

Invece, indovina: sopravviviamo. 

E nelle pagine scritte si vede dopo, quando saliamo un altro po'. Qualche passo più sopra un sassolino cade, la ferita si rimargina, il buco si copre, persino la cicatrice affievolisce. Accade perché abbiamo risolto il passato e siamo assorbiti da nuove debolezze appena scoperte, finendo di nuovo a fare focus e a credere che, questa volta è sicuro, non ne usciremo più. 

Magari arriverà il giorno che questo sarà vero, ma tutti quelli in cui non lo è stato? 

I momenti infelici - senza un diario - sono destinati all'oblio del pudore, alla stregua di nudità esposte. 

Che destino infame, con tutta la fatica che s'è fatta per superarli. 

Dategli una casa, teneteli in un diario! Così che, quando qualcuno arriverà a dirvi: "Oh, ti ricordi?". 

 Noi, con una mano a pagina 43 e l'altra sulla vecchia ferita, potremmo finalmente rispondere in trionfo: 

"Se mi ricordo? Tiè, va che bella: è a forma di speranza"

   

© francesca zelli | Consigli da Coach